Dal Circo Massimo, l’indicazione di Veltroni era arrivata chiara. La prima battaglia del Pd al ritorno in Parlamento sarebbe stata quella «per mantenere il voto di preferenza alle prossime europee». E così è stato. Lunedì mattina, alla riapertura delle Camere, è cominciata la discussione sulla nuova legge che porterà all’elezione dei nostri rappresentanti in Europa. Si tratta di capire se li potremo scegliere o se saranno di nuovo una scelta esclusiva dei partiti.Il Pd cerca sponde nella maggioranza. «Se c’è qualcuno – ipotizza Marina Sereni, vicepresidente dei deputati Pd – che pensa che le regole non si cambino da soli, è il momento di farsi avanti, di battere un colpo e di cominciare a discutere sulla legge elettorale per le europee. Noi del Pd ci batteremo perché sia abbassata la soglia di accesso dei partiti al Parlamento europeo e perché ci siano le preferenze. Chiediamo che la maggioranza torni nelle aule parlamentari per discutere e ascoltare l’opposizione, e non per decidere da sola».Ma di gente disponibile al dialogo, nella maggioranza, non se ne vede molta. Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato ribadisce la posizione del governo: sbarramento al 5%, abolizione delle preferenze e 10 circoscrizioni invece delle 5 attuali. E mette in chiaro che «il dibattito non comincia qui in Senato, comunque non credo proprio». Qualche spiraglio in più arriva dal ministro Calderoli, secondo il quale il governo si riserva «di accogliere ulteriori perfezionamenti e migliorie».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80320