Mai succiato la creta al pollo coi pinoli?

Vianello (truccato da Mario Soldati, con basco, occhiali e sigaro): «Avete qualche piatto genuino caratteristico della zona?»Tognazzi: «Come no! G’avemo la famosa “creta al pollo”».V: «Vorrà dire “il pollo alla creta”!».T: «No, no. Mi g’ho dito giusto: “creta al pollo” perché qui all’osteria della Pesa, g’avemo, caro sior, una creta speciale, burrosa, di grana sopraffina che l’è un piaser a saperla cuocer a puntino… Vede, questo x’è il “bugnon”, il bugnon della creta…». Prende il blocco di creta e comincia a lavorarlo come fosse della pasta. «Ecco ora cominciamo a lavorarlo fino a quando il bugnon g’ha la durezza giusta… così… poi lo infarsemo con zibibbo e pinoli, così vede, sior?».V: «Vedo, vedo».T: «Quando il bugnon g’ha la lievitazione giusta si prende un pollo già preparato come questo… vede… ». Poi prende un pollo già vuotato e lo comincia a riempire con la creta. «E si riempie piano piano con la creta della Pesa. Riempito il pollo si passa alla cottura… un’ora di fuoco vivo di legna d’ontano».V: «Ah! Occorre la legna d’ontano?».T: «Noi della valle del Marturello diciamo: “Legna d’ontano e fiamma vicino”. Dopo un’ora di cottura la “creta al pollo” è pronta… La mi scusi un istante. Ecco, sior, questa x’è la “creta al pollo” già cotta, vede come si presenta?».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=279433

Bilanci, le mani bucate delle regioni

Un ponte Italia-Africa. Ma niente aiuti umanitari, anche perché almeno undici regioni italiane su venti di questi tempi non potrebbero permetterselo. I numeri del crac delle autonomie locali impressionano, e suscitano alcuni parallelismi imbarazzanti. A cominciare dal dissesto Campania: meno 11,4 miliardi di euro in passivo, stando all’indagine del Centro Studi Sintesi su dati del ministero delle Finanze. Sarebbe a dire una somma ben al di sopra del prodotto interno lordo del Kenya. Però c’è dell’altro: l’amministrazione governata da Antonio Bassolino ha raggiunto nel 2005 un disavanzo nei conti pubblici, sempre i famigerati 11,4 miliardi, che equivale a oltre due volte e mezzo il debito estero kenyota («appena» 4,7 miliardi di euro per un Paese in via di sviluppo al cospetto della voragine campana).

La stagione del federalismo fiscale è alle porte. Prima che magari intervengano i vari Bono Vox e Jovanotti per una cancellazione del «buco», all’ombra del Vesuvio si dovrà correre ai ripari. Lo registrano i libri contabili. Infatti, a fronte di una spesa diretta dello Stato e della regione di 22,7 miliardi di euro, soltanto la metà dell’esborso – 11,3 miliardi – è recuperato attraverso i principali tributi statali e locali (che comprendono Iva, Irpef, Ires, Irap e addizionale Irpef). Alla fine dei conti ogni napoletano già dalla culla ha 1.972 euro di debito sul groppone.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=279555

Alitalia: «Cassa vuota entro fine anno»

Allarme liquidità per Alitalia: gli analisti di Citigroup sostengono che il vettore italiano potrebbe esaurire i fondi entro l’anno, prevedendo che il vettore italiano brucerà 550 milioni di euro durante il 2008. «I 300 milioni di piano d’emergenza del governo italiano (soggetto ad un’indagine da parte della Commissione Europea) dovrebbero aiutare Alitalia a sopravvivere fino alla fine del 2008, ma sarebbero insufficienti per il 2009», ha dichiarato Citigroup. Il colosso bancario ha quindi abbassato il rating della compagnia da neutral a sell. Riguardo ai tentativi di salvataggio perseguiti dal governo italiano, Citigroup afferma che l’unica fusione «possibile e sensata» è con Air One, affiancata da un taglio netto di metà dell’attuale capacità dell’Alitalia.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=279430

«Difendo quella famiglia sono accuse inverosimili»

«Il quadro che è venuto fuori di questa famiglia si discosta dalla percezione che ne avevo avuto io». A difendere i genitori della 16enne posta in una comunità protetta per presunte lesioni e maltrattamenti in famiglia è la mamma di una compagna di scuola di una delle sue sorelline. «Per quello che li conosco io mi sembrano accuse inverosimili, forse determinate dall’età adolescenziale – dice la donna -. La loro figlia più piccola è in classe con mia figlia. La mamma mi dice che non è vero niente, che si è arrabbiata con la figlia in un’occasione perché non le aveva detto che rimaneva fuori per una pizza. Era in apprensione e si è arrabbiata». E dice di aver conosciuto anche la 16enne da cui queste accuse sono partite. La descrive: «Una brava ragazza. Tranquilla. Veniva a prendere la sorella a scuola con la mamma. Anche se ultimamente non l’ho più vista».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=279493

Addio a Chahine regista cristiano dell’Egitto libero

Il regista Youssef Chahine è morto ieri a 82 anni. Al suo Chaos, che chiuse la Mostra di Venezia l’anno scorso, la stampa prestò meno attenzione di quella poi data alla conversione di un altro egiziano: Magdi Allam. In effetti Chahine non poteva convertirsi, perché cristiano era di nascita, avvenuta ad Alessandria d’Egitto nel 1926 (il padre era un avvocato siriano). Coerente e dignitoso, studiò cinema negli Stati Uniti, senza dimenticarsi di essere un arabo, come del resto il saggista palestinese d’America, Edward Said, che poi apparve nel suo film L’altro (1999). Chahine non si lasciò dunque lusingare dal collaborazionismo occidentalista. Nazionalista arabo, era quindi sempre stato nemico dell’integralismo islamico.Dei cinquanta film di Chahine, i più noti sono Alessandria… Perché? (Orso d’argento al Festival di Berlino, 1978) e Il destino (premio della cinquantesima edizione al Festival di Cannes 1997). Quest’ultimo evoca Averroè, quindi la cultura araba medievale, che aveva salvato da un altro integralismo, quello cattolico, i resti della cultura greco-romana. Delegato generale del Festival di Cannes, Thierry Frémaux commenta così per Il Giornale la scomparsa di Chahine: «Abbiamo perso un gigante. Successo e valore della sua opera provano che il cinema è universale». Ed è stato a Cannes che Chahine aveva avuto maggiori partecipazioni. Fin dal 1956, quando proprio la Francia, al seguito di britannici e israeliani, tentava di invadere l’Egitto, perché diplomazia delle cannoniere e diplomazia dei festival non coincidono sempre.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=279268

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